Il biglietto stellato // A ticket to the stars - Vasilij Aksënov (Einaudi, 1961)
Quattro diciassettenni che sognano di fuggire dalla noia della città e da un futuro già scritto improvvisano un viaggio rocambolesco verso un'ideale astratto di libertà. La solita storia, verrebbe da dire, se non fosse che qui siamo nell'Unione Sovietica dei primi anni 60, dove l'ombra dello stalinismo è ancora presente, e dove lanciarsi all'avventura come il giovane Dimka e i suoi amici, o portare avanti un'idea contraria al consenso della comunità accademica - come fa suo fratello Viktor - significa remare controcorrente. 
Ho comperato "Il biglietto stellato" in un mercatino di libri usati, l'ho dimenticato, e l'ho pescato dalla pila prima di partire per un breve soggiorno in Russia. Mi ha tenuto compagnia nel gelo della Siberia e tra le immense strade di Mosca, dove il romanzo si svolge. 
L'ho apprezzato perché ci ho trovato dentro la frustrazione, la voglia di cambiare, la foga, e anche la naiveté che fanno parte di ogni generazione di giovani, ma in un contesto particolare, dove ogni piccolo risultato ottenuto viene vissuto come una grande vittoria. Ecco i quattro ragazzini in un bar Estone: "Nel café rimbomba la musica ... si fuma e si chiacchiera ... Ci sono tazze, bicchierini, sigarette, fettine di limone coperte da un velo di zucchero. C'è una luccicante macchina-espresso italiana." Per loro, il paradiso. Il romanzo, apparso a puntate in una rivista giovanile moscovita, è andato a ruba proprio perché questi spicchi di libertà facevano sognare migliaia di giovani. 
"Il biglietto stellato" è la storia di due fratelli che sfidano il passato del loro paese. Il biglietto che dà il nome all'opera è il microscopico rettangolo di cielo visibile dal davanzale della grigia casa popolare dove abitano, grande quanto un biglietto della metro: legherà i due fratelli per sempre, ma basterà per portarli dove desiderano?
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